
Portfolio - La mia Fotografia
Ho attraversato i mondi della fotografia come si attraversano i continenti: senza mai accontentarmi di uno solo. Ricordo ancora l’odore dei chimici, quando l’immagine in bianconero non compariva sullo schermo ma emergeva lentamente dalla carta nelle grandi bacinelle, come un segreto che decideva di mostrarsi. Erano gli anni della camera oscura, delle attese silenziose e delle mani che imparavano a mascherare la luce. Da allora ho percorso molte strade.










Ho iniziato con la fotografia industriale, quella rigorosa dei basculaggi e dei decentramenti, dove ogni linea pretendeva precisione e ogni prospettiva andava domata con pazienza. Ho vissuto la fotografia pubblicitaria fatta di banco ottico, lampade, esposimetri, schemi luce e tempi di posa studiati con la meticolosità di un artigiano e la visione di un progettista. Successivamente il mio cammino mi ha portato anche nel mondo del documentario, dove ho avuto il privilegio di lavorare anche come direttore della fotografia. Un’esperienza che mi ha insegnato quanto la realtà possa essere sorprendente quando le si concede il tempo di raccontarsi. Eppure, oggi continuo a provare un entusiasmo più puro per tutti quegli ambienti in cui esiste una relazione umana autentica.














Luoghi in cui le emozioni non vengono costruite ma accadono. Dove i sentimenti scorrono liberi e i frammenti di vita si offrono all’obiettivo senza sapere di essere osservati. Ancora oggi, dopo tutti questi anni, se vedo un padre che accompagna la propria figliola verso l’altare e le lacrime gli velano lo sguardo, io gli vado dietro. È più forte di me… In quel momento non sto seguendo una scena: sto inseguendo una storia. Una di quelle storie che durano pochi secondi e che, proprio per questo, meritano di essere salvate. Certo, la fotografia pubblicitaria può essere più remunerativa se si confrontano le ore investite e il ritorno economico. E continuo ad amarla.












Mi entusiasma lavorare con modelli, costruire immagini, progettare atmosfere. E, se possibile, mi diverte ancora di più fotografare gli animali, creature che conservano una sincerità che spesso noi esseri umani dimentichiamo. Ma quando si tratta di raccontare le emozioni, accade qualcosa di diverso. Quando un sorriso attraversa una sala e contagia decine di persone. Quando una lacrima scende lenta e sembra fare rumore nel silenzio. Quando due mani si cercano senza accorgersi di essere osservate. Quando attraverso le lenti riesci quasi a sentire il battito dei cuori. È lì che mi sento vivo. In quei momenti la stanchezza scompare. Gli anni smettono di pesare. I conti, i preventivi, i numeri, tutto passa in secondo piano. Resta soltanto il privilegio di essere testimone di qualcosa che esiste per un istante e che, grazie a una fotografia, potrà continuare a vivere. Io racconto. Racconto a modo mio, con il linguaggio che conosco meglio: quello della luce. E ogni volta che torno a casa dopo aver raccontato una storia vera, porto con me qualcosa che nessun compenso potrebbe comprare.
Torno a casa più ricco dentro.
Maurizio











